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Il palinsesto notturno propone:
Grillo legge Travaglio. (O Casalex?)

A seguire Gassman legge Dante

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Forrest Gump ne sarebbe fiero

La vita è fatta a scale,

arpeggi,

sonate.

Certe volte è pizzicata dal Miles Davis più ispirato,

altre volte è la vicina di casa che sta imparando a suonare il violino; tutta stridere di unghie sulla lavagna e gatti strozzati.

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Se il tuo corpo fosse una casa

Benoit_Springer_002

Se il tuo corpo fosse una casa,
ci abiterei contento
e mi vanterei con gli amici
di tutti i comfort
che ci sono dentro:

nella zona giorno
una bocca fa da forno,
i seni sono comodi sofà,
la tappezzeria di prima qualità.

Nella pancia si mangia
e pensa che fico:
si fa il bagno nell’ombelico!

Chi si vuole ubriacare,
il vino lo trova lì vicino,
basta scendere nella cantina
(calda, strano!) della vagina.

Forse ho esagerato?
Mi sento rintronato.
Spero di non vomitare,
ché in questa casa
il cesso non so trovare.

 

Immagine di Benoit Springer

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Favola

Favola

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Raccolta indifferenziata

Questi non sono nemmeno riciclabili e ce li spacciano per usato garantito.
Non c’è modo di liberarsene senza sporcarsi troppo?
Come quando ti trovi tutta la spazzatura del mese sul balcone e i buchi nel bidone li han fatti piccoli piccoli.

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La città invisibile

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Via Parigi apre sullo slargo il sussiego di un palazzo aristocratico.
Piccole volte incise, intarsi color mattone – arancione alla luce evidenziatore dei fanali notturni – sgocciolano senza interesse per chi sguazza volgare nelle pozzanghere ai suoi piedi.
Sue lacrime.
Piange per la propria nobiltà in decadenza.
Per i piccioni.

Antichi applausi spingono a muoversi sotto le sue volte ampie e supponenti,
a fianco violini e schiamazzi da osterie d’altri tempi.
Cardinali del concilio e mulini, tessitori e mendicanti e il Corpus Juris e la Legge del Paradiso, oppure
carbonari e signore austriache coi cappelli di piume.
Chissà cosa possiamo dirci sotto questa luce.
Tutte le epoche in una.
Che non sa accontentarsi.

Ti girerai per scendere l’impalcatura e sarà sorpresa trovarti sotto una torre, mozza, incastrata tra le case e le saracinesche, e la saprai prigioniera, come la lancetta in un pendolo, a vibrare lenta, che non la puoi liberare. Sarà vertigine a guardarla negli occhi, e brividi dei denti per il freddo e la neve.

Poi un’altra torre, come un braccio puntato in cielo, e vicoli familiari ma inesplorati.
Ti attirerà un varco sulla destra (o forse ti allontanerai dai lampeggianti della polizia) e vedrai Casa Azzoguidi come per la prima volta, in equilibrio sulle sue stampelle millenarie.
E penserai tante cose, così in fretta che non saprai più riscriverle.

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Milano odia

Cattelan-Milano_CronacaMilano

L’ispettore Cosimo Condorelli era dritto davanti alla finestra, con le mani dietro la schiena.
A prima vista era intento a controllare l’andirivieni dei passanti in corso Venezia o a valutare le traiettorie di volo dei piccioni tra la balaustra del palazzo e il Museo Civico di Storia Naturale; apparentemente immune al frenetico lavorio che si svolgeva nella stanza, pochi passi dietro le sue spalle appesantite.
Quel cognome, Condorelli, era stato non poche volte motivo di ilarità fra i colleghi e di irritato imbarazzo per il commissario: le sue origini casertane favorivano infantili giochi di parole tra torrone e terrone, battutine insulse e spiacevoli, che l’ispettore censurava con un torvo lampo degli occhi.
Solo la pensione, a pochi anni di distanza, l’avrebbe liberato dall’insopportabile prigione.
Aveva sistemato la masseria di famiglia e acquistato un pezzo di terra, dove intendeva trascorrere i suoi anni di riposo. Lì si sarebbe sentito finalmente a casa.
Odiava Milano, di un odio viscerale.

Kwame Ndomba sarà svegliato tra pochi minuti dal frastuono dell’incidente. A pochi passi da via Forlanini il piccolo camion della ditta Zagni si scontrerà con l’autoarticolato trasporti eccezionali, cadendo di lato e spargendo sulla carreggiata due tonnellate di tondini laminati.
Attraverso il vetro sbrecciato dell’ex polveriera, Ndomba guarderà l’arrivare di passanti e curiosi, li vedrà radunarsi a capannelli o muoversi singolarmente, poi gli verrà in mente di aver lasciato lo zainetto nel cortile e, dopo aver radunato le poche cose essenziali, correrà a prenderlo nell’esatto momento in cui i lampeggianti della stradale faranno il loro trionfale ingresso in scena.
Anche oggi lavorerà all’Expo, se riuscirà a entrare.
Lavorerà in nero per una miseria, arricchendo un altro caporale.
Le grandi opere, dicono, saranno il volano dell’economia.
Anche oggi Ndomba odierà Milano, di un odio viscerale.

Il cadavere di Giulio Melis era stato coperto pietosamente dal telo del coroner.
La bocca ancora semiaperta in una smorfia grottesca e i calzini spaiati conferivano un che di goliardico al corpo che gli agenti si erano trovati di fronte.
Il professor Melis fu il primo rettore italiano della Philosophische Fakultät der Universität di Düsseldorf, conseguì la laurea in Filosofia all’università di Milano con una tesi su “l’ermeneutica dell’effettività nella lettura heideggeriana di San Paolo”, coprì la cattedra di teoretica per un decennio, si trasferì in Germania all’inizio degli anni’70, per poi tornare in Italia circa vent’anni dopo.
L’avambraccio del professor Melis si mosse all’improvviso, uscendo da sotto il sudario, scattando verso destra con l’indice della mano teso, un gesto finale, nervoso e quasi perentorio.

Un breve spasmo postmortem, notato solo dall’ispettore Condorelli, che, quasi sul punto di lasciare la stanza, si era girato proprio in quell’istante, per un ultimo sguardo d’insieme alla scena del delitto.

E c’ha ragione” rispose muto Condorelli “me ne vado, non la disturbo più professò.
Ora esco di qua e tra poco me ne vado da ‘sta città fetente.
Me ne vado e non disturbo più”.

Odiò Milano per l’ennesima volta, chiuse la porta e scese nell’androne.

Uscì in corso Venezia.

La volante ripartì a sirene spente, superò i viali, uscì dal centro, passò davanti al cantiere dell’Expo, dove un camerunense e il suo zaino stavano cercando una giornata pagata, continuò il suo tragitto indifferente, zigzagando nel traffico di in una Milano che odia Milano, di un odio viscerale.

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Esterofilia. Prima puntata

FAQ (Frequently Asked Questions)

Ma è normale che ci siano tutte ‘ste parole straniere?
Sì, niente paura, il gioco sta tutto lì.

Ma perchè?
Perchè no?

Ma Queneau?
Ma che? no?

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PRIMA PUNTATA

Non trovando parcheggio nel garage dell’hotel, arrestò il coupè sulle righe gialle dedicate ai portatori di handicap. Tanto per quella sera i paraplegici sarebbero stati tutti chiusi a casa, sghignazzò tra sé.

Prima di dirigersi alla reception, si infilò il carnet dei traveller check nella tasca interna dello smoking.
La sera precedente si era scolato vodka e whisky a gogò e ora i bagordi e le ore di sonno arretrate davano i loro frutti. Il cervello gli ronzava nelle orecchie come un freezer scarico, lo stomaco era in panne e sentiva avvicinarsi un pulsante mal di testa.
Finse con se stesso, evitando di pensarci e fissandosi invece su dettagli del tutto futili.

Osservò con scrupolo chirurgico la moquette dell’albergo, di un bordeaux slavato e contò in silenzio le macchie sul parquet. Le abat-jour illuminavano fiocamente la stanza, nonostante fossero le sei di uno splendido pomeriggio primaverile.
A prima vista tutto l’ambiente aveva un’aria démodé e decisamente kitsch. Un posto che tipicamente avrebbe strappato urletti di gioia a quei rammolliti di creativi che si trovava, ormai sempre più spesso, a dover frequentare. Suo malgrado.
Ambigui soggetti che non si capiva che cazzo facessero: graphic designer, fashion designer, interior designer. Tutti a disegnare qualcosa, i gay di oggi!

Geniali enfant-terrible! Stuzzicanti provocatori!” come cinguettava quella vecchia geisha incartapecorita della sua direttrice. Era colpa dell’arpia maledetta se doveva sorbirsi le “simpatiche boutade” di quei pervertiti! Macché “stuzzicanti provocatori”: schifosi frocetti! E pure comunisti!

Per fortuna lui era di un’altra razza.
Certo, si era detto comunista anche lui. Sì, ma a vent’anni, quando c’era la liberazione sessuale. Quando, se non eri un barbudo con la kefiah e non sapevi almeno dieci slogan su Ho Chi Minh, non battevi chiodo.
Ah, ma ormai era acqua passata, grazie a Dio! “R
ien ne va plus, les jeux sont faits”. Ormai aveva abbracciato un altro modello. Il welfare era il nemico adesso, il welfare e tutta la baracca statale e parastatale al traino dell’economia reale. Reale, gente! Business! Mica cazzi!

Cercò di scacciare l’emicrania titillandosi l’ego e guardandosi nello specchio dell’ascensore: a suo agio nella sua divisa da abbordaggio, un uomo tutto d’un pezzo ma dalla battuta facile (anche se costantemente a rischio gaffe).
Amava considerarsi un maschio alfa, un latin lover dotato di un naturale savoir-faire. Ancora capace, alla sua età, di portarsi a casa, da quelle soirée e cene di gala, il miglior trofeo. O per meglio dire, il miglior décolleté. Champions, coppa dei campioni, coppa di champagne: quanti bei ricordi!

Altrochè designer: lui era un uomo serio! Un leader! Tra i migliori manager di una grande corporation! Un ma-na-ger! Manager, senti come suona?
Ed era così che si presentava al pubblico e alle donne, amando scherzare su quella parola dal sapore d’oltre manica: quando avvistava un paio di pollastrelle sexy, tutte curve e guêpière, si avvicinava e con sguardo smaliziato proponeva: «mai fatto un “manager” a trois?»
Cristo, che risate! Che verve, a fare la battuta in due lingue diverse! Anzi tre, che c’era pure l’italiano; pazzesco! Sicuro un uomo di mondo! Un globe trotter! Un gran viaggiatore! Un uomo importante!

Ma la pera di autostima che si era sparato in ascensore non servì granché. Non appena entrato nella lounge room venne investito da una zaffata di (in ordine): acid jazz, tintinnio di bicchieri da cocktail, odore di dopobarba del discount e…

Stop! ALT! Achtung! Riavvolgi tutto, rewind fino a…

Dopobarba da discount?
C’era una sola persona al mondo ancora capace di inzupparsi di quella merda e, a giudicare dall’intensità dell’odore, doveva essere lì nei paraggi: il dottor Pincella. Quell’insopportabile rompicoglioni!

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Kant, Newton e la fisica del procrastinatore ansioso

Non so dei vostri buoni propositi
perchè non mi riguardano
esiste una sconfitta
pari al venire corroso
che non ho scelto io
ma è dell’epoca in cui vivo
(Morire, CCCP)

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L’urto è il termine fisico con cui si identifica una collisione che avviene tra due o più corpi rigidi nello spazio, caratterizzato dalla presenza di forze interne molto intense e di breve durata (forze impulsive), mentre le forze esterne sono trascurabili. […]
Un’interpretazione più corretta viene fornita dalla meccanica del continuo: i corpi sono dotati di
elasticità e l’intervallo di tempo durante il quale tali oggetti sono a contatto si compone di un periodo di compressione, nel quale si compie una deformazione spesso impercettibile, e di un periodo di ritorno elastico durante il quale la forma torna allo stato iniziale
. [Wikipedia]

È un peccato che a scuola non abbia mai capito veramente la fisica.
Sono sempre stato irrimediabilmente attratto dalle lettere e dalla storia, rinunciando a capire le scienze. Ho sempre scansato con snobismo qualunque analogia possibile tra i due mondi.
La fisica, in particolare, ha sempre esercitato su di me lo stesso interesse che avrebbe il risultato di Empoli – Juve Stabia su Umberto Eco.
Non che mi stia paragonando a lui, chiaramente.
Sono molto più giovane e molto meno grasso.
Col tempo, ho acquisito numerose regole grammaticali, pure ritenute mediamente pallose: ho imparato dove vanno messi gli accenti e capito cos’è l’elisione. So che “tal” non si apostrofa mai,
nemmeno dinanzi a nome femminile cominciante per vocale, e che in questo caso si tratta di troncamento e non di elisione. È difficile che confonda il “camice” con le “camicie” e così via.

Al contrario non ho la minima idea di cosa sia la “regola di Newton”, pur essendomi scontrato con numerosi corpi col passare degli anni.

Letteratura, storia e filosofia hanno sempre avuto un fascino irresistibile e hanno saziato completamente la mia voglia di conoscenza. La soddisfazione alla mia curiosità, insomma, è sempre stata legata, oltre al poter cogliere le cose del mondo umano, anche al poter esprimere “la legge morale dentro di me”.

Avrei dovuto preoccuparmi di più del “cielo stellato sopra di me”.

Sarei arrivato molto prima alla conclusione che “dentro di me” sono in atto “urti” di “forze interne molto intense e di breve durata”.

La prima forza, che sarà indicata con la lettera α è l’ansia.
La seconda, uguale e contraria, indicata con π è la procrastinazione.

Il procrastinatore ansioso (d’ora in poi πα) scivola inesorabile, con o senza piano inclinato, verso il momento dell’urto.
Tale momento è scritto alla nascita nel karma del πα, da un dio crudele e in hangover.
In quel fatidico istante avviene qualcosa che chi ha studiato la fisica conoscerà come verità di base da molto tempo:

l’intervallo durante il quale tali oggetti sono a contatto si compone di un periodo di compressione, nel quale si compie una deformazione […], e di un periodo di ritorno elastico durante il quale la forma torna allo stato iniziale”

Quando gli infami π e α sono a contatto ed hanno la stessa forza avviene appunto la compressione, che, come all’interno di un pistone, spinge il πα verso poteri inimmaginabili. Succede infatti che il procrastinatore ansioso raggiunga così la sua completezza e, in un’immane esplosione di energie (visibili anche ad occhio nudo), “si compie la deformazione”: il πα diventa una macchina da guerra che mancoTerminatormacchìRobocop?ma levati!

Appena compiuta la collisione, che immagino come un bacio tra due autobotti, l’ansia e la procrastinazione ritornano sotto i livelli di guardia e così ricomincia eternamente il “periodo di ritorno elastico durante il quale la forma torna allo stato iniziale”.

Corollario:

  • all’aumentare dell’ansia da scadenza, tanto più il πα tende a procrastinare;
  • per forza di cose all’aumento dell’attesa corrisponde un aumento dell’ansia da scadenza, fino all’ineludibile esplosione;
  • l’esempio del cane che si morde la coda è accettabile sebbene biologicamente impreciso;
  • è sconsigliabile fare buoni propositi: appena riaffiorano alla memoria fanno aumentare sensibilmente l’intensità di π e di α. E ciò nonostante non verranno rispettati;
  • è sconsigliabile avvicinarsi al procrastinatore ansioso in prossimità del momento di collisione;
  • Avresti dovuto studiare fisica
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chissà che ne dirà rodotà?

chissà che ne dirà rodotà?

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